Località
Gibellina
Nessun altro luogo di Sicilia racconta una storia come questa: una città che muore e decide di rinascere non com'era, ma come opera d'arte. Nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968 il terremoto del Belice rase al suolo la vecchia Gibellina, borgo medievale di pietra. Ciò che accadde dopo non ha precedenti — invece di ricostruire una copia, la comunità e il suo sindaco visionario chiamarono a raccolta i più grandi artisti e architetti d'Italia e affidarono loro un compito impossibile: far rinascere una città come opera collettiva.
Il risultato è duplice e struggente. C'è Gibellina Nuova, sorta undici chilometri più a valle, un museo d'arte contemporanea a cielo aperto con quasi duemila opere disseminate tra strade e piazze. E c'è Gibellina Vecchia, dove le macerie sono state avvolte da un immenso sudario di cemento bianco — il Cretto di Burri. Nel 2026 Gibellina è Capitale italiana dell'Arte Contemporanea, la prima città a ricevere questo titolo: il riconoscimento di una scommessa vinta sul dolore.
"Ho voluto quasi cementare la città, fissarla così com'era, perché rimanesse il ricordo di questa tragedia."
— Alberto Burri, sul Cretto
Il terremoto del Belice e la rinascita
Il sisma del gennaio 1968 devastò un'ampia zona della Sicilia occidentale, cancellando interi paesi della valle del Belice e lasciando decine di migliaia di persone senza casa. Gibellina fu tra i centri più colpiti. Negli anni della ricostruzione, il sindaco Ludovico Corrao ebbe l'intuizione che avrebbe cambiato il destino della città: trasformare la tragedia in cultura, chiamando artisti come Pietro Consagra, Alberto Burri, Arnaldo Pomodoro, Mimmo Paladino, Mario Schifano e architetti come Ludovico Quaroni a progettare non solo edifici, ma un'idea di città. Nacque così un esperimento urbano unico al mondo.
Il Cretto di Burri: camminare dentro la memoria
A pochi chilometri dalla città nuova, sulla collina dove sorgeva la vecchia Gibellina, si stende una delle più vaste opere di land art del mondo: il Cretto di Burri. Alberto Burri ricoprì le macerie del borgo con una colata di cemento bianco che ne conserva esattamente la pianta — gli antichi vicoli e isolati sono diventati profonde crepe percorribili a piedi. Camminare nel Cretto è un'esperienza che toglie il fiato: si attraversano le strade di una città che non esiste più, tra blocchi alti quanto un uomo, in un silenzio assoluto rotto solo dal vento. Un monumento alla memoria che è insieme arte, ferita e preghiera.
Gibellina Nuova, la città-museo
Arrivando alla città nuova si è accolti dalla Stella del Belice, l'enorme stella d'acciaio bianco di Pietro Consagra che fa da porta simbolica all'abitato. Da lì Gibellina si rivela come una galleria diffusa: la Chiesa Madre di Ludovico Quaroni con la sua misteriosa sfera bianca, il Sistema delle Piazze di Purini e Thermes, la Torre Civica che diffonde i suoni della vecchia Gibellina, e decine di sculture e installazioni dei maestri del Novecento a ogni angolo. Al Baglio Di Stefano ha sede il Museo delle Trame Mediterranee, mentre il Museo Civico d'Arte Contemporanea custodisce il cuore della collezione voluta da Corrao.
Le Orestiadi: teatro classico tra le architetture
Dal 1981 Gibellina è anche palcoscenico: le Orestiadi sono un festival internazionale di teatro, musica e arti visive che ogni estate porta in scena le grandi tragedie classiche e la creazione contemporanea tra le architetture della città e gli spazi del Baglio Di Stefano. Nate dal desiderio di dare voce alla rinascita, le Orestiadi hanno reso Gibellina un punto di riferimento culturale ben oltre i confini siciliani, unendo il mito antico e la sperimentazione più audace.
Quando andare
Domande frequenti su Gibellina
Qual è la differenza tra Gibellina Vecchia e Gibellina Nuova?
Gibellina Vecchia è il sito del borgo medievale distrutto dal terremoto del 1968, oggi ricoperto dal Cretto di Burri. Gibellina Nuova è la città ricostruita undici chilometri più a valle, museo d'arte contemporanea a cielo aperto. I due luoghi distano una ventina di minuti d'auto: per capire Gibellina vanno visti entrambi.
Cos'è il Cretto di Burri e si può visitare?
È una gigantesca opera di land art: Alberto Burri ricoprì le macerie della vecchia Gibellina con cemento bianco che ne conserva la pianta. Si visita liberamente, all'aperto e gratuitamente, camminando tra i blocchi lungo le antiche vie. Consigliati scarpe comode, acqua e cappello: non c'è ombra.
Come si arriva a Gibellina?
In auto dall'A29dir (Palermo-Mazara), uscita Salemi-Gibellina, poi strade provinciali. Dall'aeroporto di Palermo circa un'ora e mezza, da Trapani circa un'ora. È indispensabile l'auto per raggiungere sia la città nuova sia il Cretto.
Perché Gibellina è Capitale italiana dell'Arte Contemporanea 2026?
Il 31 ottobre 2024 Gibellina è stata proclamata Capitale italiana dell'Arte Contemporanea 2026, prima città a ricevere il titolo. Un riconoscimento all'esperienza unica di una città ricostruita come opera d'arte collettiva dopo il terremoto del Belice.
Quando si tengono le Orestiadi?
Le Orestiadi si svolgono in estate, con un calendario di spettacoli di teatro, musica e arte contemporanea tra le architetture di Gibellina e il Baglio Di Stefano. Il festival esiste dal 1981; conviene verificare le date e prenotare per la stagione in corso.
Quanto tempo serve per visitare Gibellina?
Una giornata piena consente di vedere il Cretto al mattino e la città-museo nel pomeriggio. Chi ama l'arte e vuole visitare con calma i musei e tutte le installazioni può dedicarle due giorni.
Scopri di più
Per informazioni istituzionali, calendario delle Orestiadi, orari dei musei e servizi al visitatore, consulta il sito ufficiale del Comune di Gibellina.