Località
Salemi
C'è un borgo di pietra dorata, arroccato sulle colline del Belice, che per un solo giorno fu la capitale d'Italia. Accadde il 14 maggio 1860: Giuseppe Garibaldi, appena sbarcato in Sicilia con i Mille, salì a Salemi e dalla torre del castello issò con le sue mani il tricolore, proclamandosi dittatore in nome di Vittorio Emanuele II. Per ventiquattro ore Salemi fu il cuore d'Italia — e quell'orgoglio non l'ha mai dimenticato.
Ma Salemi è molto più di un giorno di storia. È l'antica Halyciae degli Elimi, è un labirinto di vicoli che portano i nomi delle sue anime — il Rabato arabo, la Giudecca ebraica —, è una Chiesa Madre che il terremoto del 1968 ha trasformato in una cattedrale a cielo aperto, è la "Città dei pani" che ogni marzo costruisce altari di pane per San Giuseppe. Uno dei Borghi più belli d'Italia, dove ogni pietra racconta.
"Per un giorno, il 14 maggio 1860, la capitale d'Italia fu qui: sulla torre del castello di Salemi sventolò il primo tricolore."
— Dalla storia risorgimentale
Il Castello e la prima capitale d'Italia
Il Castello normanno-svevo, con la sua inconfondibile torre cilindrica, domina Salemi e la valle del Belice fin verso il mare. Costruito intorno al 1077 in età normanna e rimaneggiato da Federico II di Svevia nel Duecento, è il simbolo della città: fu proprio da questa torre che, il 14 maggio 1860, Garibaldi issò il tricolore, facendo di Salemi la prima capitale del futuro Regno d'Italia. Oggi il castello si visita e ospita eventi ed esposizioni, mentre dalla sommità lo sguardo abbraccia un mare di colline, vigneti e ulivi.
La Chiesa Madre: una cattedrale a cielo aperto
Nel cuore del centro storico si erge — o meglio, si apre — la ex Chiesa Madre, uno dei luoghi più emozionanti della Sicilia occidentale. Iniziata nel 1615 su progetto di Mariano Smiriglio e completata nel 1761, fu gravemente danneggiata dal terremoto del Belice del 1968: crollarono la navata e la copertura. Invece di ricostruirla, si è scelto di conservarne le rovine come monumento alla memoria, con un intervento dell'architetto portoghese Álvaro Siza: colonne spezzate, absidi superstiti e il cielo al posto del tetto compongono oggi una scenografia sospesa tra rovina e poesia.
Il centro storico: Rabato e Giudecca
Salemi si racconta camminando. Il suo centro storico conserva l'impronta delle civiltà che l'hanno abitata: il Rabato, l'antico quartiere di origine araba con i suoi vicoli stretti e i cortili, e la Giudecca, il rione ebraico, testimoniano una convivenza millenaria tra cristiani, musulmani ed ebrei. Tra scalinate, archi e balconi fioriti si arriva al Collegio dei Gesuiti, oggi sede dei musei cittadini. È questo intreccio di storia e bellezza che è valso a Salemi l'ingresso nel club dei Borghi più belli d'Italia.
La Città dei pani e la festa di San Giuseppe
Salemi è la "Città dei pani": qui il pane non è solo alimento, ma arte e devozione. Il momento più spettacolare è la festa di San Giuseppe, il 19 marzo, quando le famiglie allestiscono grandi altari votivi ricoperti di pani rituali — i cuddureddi — modellati a mano nelle forme di animali, fiori, attrezzi e simboli sacri, insieme ad agrumi e alle immancabili sfinci. Una tradizione contadina antichissima, che trasforma l'intero borgo in un museo effimero di pane. La gastronomia locale offre inoltre la Vastedda del Belice DOP e le busiate fatte in casa.
Quando andare
Domande frequenti su Salemi
Perché Salemi è stata la prima capitale d'Italia?
Il 14 maggio 1860 Giuseppe Garibaldi, sbarcato in Sicilia con i Mille, salì a Salemi e issò il tricolore sulla torre del castello, proclamandosi dittatore in nome di Vittorio Emanuele II. Per un giorno Salemi fu la capitale del nascente Regno d'Italia.
Cosa vedere a Salemi?
Il Castello normanno-svevo, la suggestiva ex Chiesa Madre ridotta a rudere dal terremoto del Belice, i quartieri storici Rabato e Giudecca, il Collegio dei Gesuiti coi musei civici. Una mezza giornata basta per il centro; una giornata per godersela con calma.
Cos'è la festa di San Giuseppe a Salemi?
Il 19 marzo Salemi, la "Città dei pani", allestisce grandi altari votivi coperti di pani rituali (i cuddureddi) modellati a mano, agrumi e sfinci. È una delle tradizioni più spettacolari della Sicilia occidentale, di origine contadina e devozionale.
Come si arriva a Salemi?
In auto dall'A29 (Palermo-Mazara), uscita Salemi, poi strade provinciali. Dall'aeroporto di Trapani Birgi circa 45 minuti, da Palermo circa un'ora e mezza. È consigliata l'auto per raggiungere e girare il territorio.
Perché la Chiesa Madre è un rudere?
La Chiesa Madre (1615-1761) fu gravemente danneggiata dal terremoto del Belice del 1968. Si è scelto di conservarne le rovine come monumento alla memoria, con un intervento dell'architetto Álvaro Siza: oggi è una suggestiva "cattedrale a cielo aperto".
Cosa mangiare a Salemi?
La Vastedda del Belice DOP (formaggio di pecora), le busiate fatte a mano, il pane in tutte le sue forme e i dolci di San Giuseppe come le sfinci. Salemi è terra di vino e olio del Belice.
Scopri di più
Per informazioni istituzionali, orari del castello e dei musei, calendario eventi e servizi al visitatore, consulta il sito ufficiale del Comune di Salemi.