18 - 19 marzo 2026
Paceco
Festa di San Giuseppe a Dattilo
Questa festa, conosciuta soprattutto per il rituale dell’“Ammitu di San Giuseppe”, racchiude un insieme di momenti religiosi e popolari che si ripetono ogni anno con grande partecipazione della comunità.
Le celebrazioni includono diversi eventi tradizionali, tra cui la processione con il simulacro del Santo e la suggestiva fiaccolata. Durante quest’ultima, i fedeli percorrono le vie del paese recitando preghiere e canti in onore di San Giuseppe mentre tengono accese delle fiaccole. Al termine della processione, tutte le torce vengono riunite in un unico grande falò chiamato “Vampata”. In passato, ogni famiglia accendeva un proprio fuoco davanti alla casa, creando numerose piccole vampate sparse per il paese.
Il significato dell’Ammitu di San Giuseppe
Il momento più importante dei festeggiamenti è senza dubbio l’Ammitu, ovvero il pranzo rituale dedicato alla Sacra Famiglia. Nella tradizione, chi riceve una grazia o chiede l’intercessione del Santo prepara un grande banchetto votivo. Questo pranzo viene offerto simbolicamente a tre persone che rappresentano Gesù, Maria e Giuseppe, spesso scelte tra i cittadini più bisognosi.
San Giuseppe è infatti considerato protettore dei poveri, degli orfani e delle giovani donne. Nei tempi passati, quando le condizioni economiche erano difficili per gran parte della popolazione, offrire questo pranzo significava compiere un gesto di grande sacrificio. Le pietanze servite potevano essere sufficienti a sfamare un’intera famiglia per molte settimane.
Secondo la tradizione, maggiore era il numero delle portate offerte, maggiore era la speranza di ricevere in cambio la grazia divina o un raccolto abbondante.
Le pietanze dell’Ammitu
Durante il pranzo rituale vengono preparati circa cento piatti, anche se il numero può variare a seconda delle edizioni. In origine si trattava soprattutto di cibi semplici, realizzati con i prodotti della terra come legumi, cavolfiori, asparagi e uova. Con il passare degli anni si sono aggiunte ricette più elaborate e piatti della cucina tradizionale siciliana.
Quella che inizialmente era un’iniziativa personale o familiare si è trasformata nel tempo in una vera tradizione collettiva, profondamente radicata nella vita del paese.
La rinascita della tradizione
A Dattilo questa usanza è stata rilanciata nel 1986, grazie all’impegno degli alunni delle scuole elementari e medie insieme ai loro insegnanti. Da quel momento la festa di San Giuseppe è diventata un evento comunitario.
Ogni anno nella piazza principale del paese viene costruita una struttura in legno che ricorda una piccola chiesa. Questa viene decorata con grande cura utilizzando foglie di alloro, arance, limoni, la tradizionale “murtidda” e i tipici pani votivi dedicati a San Giuseppe.
I pani votivi
I pani decorativi sono uno degli elementi più caratteristici della festa. Vengono preparati con un impasto semplice composto da farina, acqua e sale, ma la loro realizzazione richiede grande abilità. Le donne del paese modellano l’impasto utilizzando strumenti semplici come ditali, coltellini, pinzette e il caratteristico “pizzica-pizzica”, creando vere e proprie opere artistiche.
Le forme dei pani si ispirano alla natura, con figure di fiori, piante e animali, ma anche a simboli della religione cristiana, come angeli e segni della fede.
L’altare dell’Ammitu
All’interno della struttura viene allestito un altare a tre livelli sul quale vengono collocati pani simbolici molto particolari. Sul gradino inferiore trovano posto tre grandi pani che rappresentano la Sacra Famiglia:
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Il Cucciddatu, a forma di stella e decorato con la lettera “G” di Gesù, destinato al bambino che impersona Gesù.
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La Parma, che ricorda la palma che avrebbe nutrito Maria durante la fuga in Egitto, destinata a chi rappresenta la Madonna.
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Il Vastuni, pane a forma di bastone ricurvo, simbolo del bastone di San Giuseppe e decorato con un giglio, emblema di purezza.
Sull’altare sono presenti anche altri simboli religiosi realizzati in pane: l’ostensorio (Spera), il calice, le ampolle con acqua e vino, due angeli in preghiera, spighe di grano e grappoli d’uva. Tra le decorazioni non mancano candelabri di pasta e una boccia di vetro con pesci, simbolo di innocenza nella tradizione cristiana. Ai piedi dell’altare viene collocato un agnellino realizzato in pane e cartapesta, mentre sullo sfondo è posta un’immagine della Sacra Famiglia.
Il rituale dell’Ammitu
Nel giorno della festa si svolge una rappresentazione molto suggestiva. I tre personaggi che impersonano la Sacra Famiglia sfilano in processione per le vie del paese: Maria e il Bambino viaggiano su un asinello mentre San Giuseppe guida l’animale.
I tre pellegrini bussano alle porte delle case, rievocando il momento in cui cercarono ospitalità: questo rito è chiamato “tuppuliate”. Dopo vari rifiuti simbolici, giungono infine nel luogo in cui si svolge l’Ammitu, dove vengono accolti.
Qui il padrone di casa compie un gesto di grande significato: lava e bacia le mani dei tre Santi utilizzando una brocca d’acqua, una bacinella e una tovaglia di lino. Successivamente iniziano ad arrivare le portate del banchetto. Le donne consegnano i piatti ai servitori, che imboccano i tre personaggi. Ogni pietanza viene annunciata con la formula: “Viva Gesù, Giuseppe e Maria”.
I Santi assaggiano solo una piccola parte delle pietanze, mentre il resto viene distribuito ai presenti. Rifiutare il cibo sarebbe considerato un gesto di cattivo auspicio, perché simbolicamente significherebbe rifiutare una benedizione.
Canti e tradizioni popolari
Durante il pomeriggio della cerimonia, un cantastorie recita poesie e canta brani in dialetto siciliano dedicati al Santo. Queste composizioni tradizionali sono conosciute come “Parti di San Giuseppe”.
Al termine dell’Ammitu, i pani votivi che decorano l’altare vengono benedetti dal sacerdote e poi distribuiti tra tutti i partecipanti, come segno di condivisione e di benedizione.
Questa festa rappresenta ancora oggi uno dei momenti più importanti della tradizione religiosa e popolare di Dattilo, capace di unire fede, storia e partecipazione collettiva.